Successivo » « Precedente

Naked Ambition

IL FINANCIAL TIMES di oggi c'è l'ha con le donne italiane. Anzi, come scrive il corrispondente da Milano Adrian Michaels, ce l'ha con il modo nel quale l'Italia tratta le donne. A partire dalla pubblicità.

Since moving to Milan from New York three years ago, I have been wondering why no one seems to care about the incongruous use of women in advertising and on television, and what that says about Italian society. Do Italians, particularly Italian women, really think it acceptable to sell primetime quiz shows on terrestrial television by trying to stir the male genitalia instead of viewers’ brains? Or are they instead happy with life as it is – beautiful, flirtatious and with a supply of great shoes?

Canalistim

Ad illustrazione della storia, nell'edizione cartacea (due euro e ottanta, mannaggia a loro), una titanica foto delle pubblicità di Elisabetta Canalis: Passengers arriving at Rome’s Fiumicino Airport recently found themselves confronted by a large-breasted woman, cleavage exposed almost to the bottom of her sternum. From her billboard perch, she was attempting to interest travellers in the business communications products of Telecom Italia. Nel testo, una carrellata che lega - con varie testimonianze - l'involuzione delle pari opportunità e delle politiche di genere nel nostro Paese, la rarefazione delle protagoniste, gli stereotipi culturali messi quotidianamente in pista, la cultura che arretra, il problema dei tempi dela vita e della diversità. Tanta roba, scritta ottimamente: bel giornalismo, per niente di genere: i marziani anche questa volta siamo noi.

Finché rimane in rete, l'articolo è qui. La dignità di noialtri paesani ambosessi, invece, dove sta?

L'articolo chiude con una nota pessimistica ed ironica: Still, it is hard to see much real change looming in a country famous for its fashion and where there is so much eroticism on display that only the foreigners notice. The current Striscia La Notizia dancers, Melissa Satta and Thais Souza Wiggers, appeared this year in adverts in Milan’s main Centrale station wearing bras that pushed up, through unbuttoned shirts, their already ample breasts. It would be hard, and probably futile, to advertise underwear in any other way. But in this instance they were selling luggage.

(Ps: se arrivate tardi e l'articolo viene fagocitato dalle pagine del FT, me lo sono salvato e posso accluderlo nella prolunga di questa pagina)

Commenti

C'è poco da commentare... purtroppo.
e comunque le donne italiane hanno il burqua nel DNA,
dg

ma vogliamo parlare del DNA degli uomini italiani, per favore?

Posso dire che trovo insopportabile, ingeneroso e francamente poco originale l'ennesimo ritratto da operetta che fa Michaels dell'Italia?

A me quello di Michaels mi sembra il solito pezzullo balneare da giornalista straniero che dipinge l'Italia come un Paese - macchietta. Ho lavorato a fianco di giornalisti stranieri in Italia ed è una tentazione a cui cedono regolarmente, con sommo piacere dei superiori (anch'essi oriundi... visto che ridicolizzare è più facile che cercare di capire un Paese complesso come il nostro) e ripetuto livore dei colleghi italiani.
L'immagine della donna, anzi di certi suoi pezzi è certamente abusata nella pubblicità italiana, e le donne italiane sono senza dubbio sotto e spesso mal rappresentate nella nostra classe dirigente, ma sono decisamente meglio di quello che racconta Michaels e mica tutte hanno come passima aspirazione un microkini da velina. Si fosse andato a vedere con che voti, e in che numero, le ragazze italiane escono dalle più toste facoltà scientifiche e tanto altro ancora.

E poi gli inglesi non vanno matti per le pin-up tettone della terza pagina dei tabloid? A me Michaels mi sembra solo affetto da una forte forma di invidia della velina..

Scrivi un commento