The World is not Enough
SUL FINANCIAL TIMES di domenica scorsa Stephen Cave si interroga sulla felicità. E, argomentando a partire da un paio di libri usciti di recente, sostiene che la feilcità non è cosa fatta per essere lo stato definitivo e totale al quale mirare. Anzi, in un certo senso è decisamente un problema.
A parte un saggio sulla malinconia, che dei due riferimenti è decisamente quello più letterario, c'è anche il libro di John Naish, Enough: Breaking Free from the World of More citato come argomento a favore della tesi. E la tesi è intrigante, come il libro del resto. In pratica: trovare la felicità non rende felici ma anzi, alquanto infelici. E soprattutto il tendere verso questo obiettivo crea il non indifferente problema di sbilanciare la società. Perché la felicità, il Nirvana dei sensi e delle aspirazioni, uccide la creatività e l'innovazione che invece nascono dal bisogno e dalla necessità.
E poi, aggiunge Naish, non tutti sono fatti per essere felici. Non tutti sono capaci di vivere in maniera felice. E le industrie della felicità consumistica, quelle che producono dai gioielli agli iPod, fallirebbero tutte se diventassimo realmente felici. Con gravissime conseguenze per l'economia oltre che per gli sfortunati-fortunati che conseguono lo stato di liberazione dalle aspirazioni terrene.
Money Quote: There are two good reasons to appreciate emotions other than happiness. The first is that few of us are likely to live our lives in bliss. By making happiness holy, we dismiss the overwhelming majority of human experience as nothing more than an also-ran. The second is that dissatisfaction is the driver of human endeavour - and not just in the luxury goods industry.
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