Successivo » « Precedente

Se solo fosse stato Pinocchio, era perfetto

SALTA FUORI UN inedito per me molto gustoso di Hugo Pratt. Non ho una particolare predilezione per il gigante veneziano del fumetto (ho amici e maestri che invece ne sono innamorati). Ma sono stato abbastanza fortunato da aver veleggiato anch'io nei suoi mari con vecchi e polverosi numeri di Linus degli anni Settanta a casa dei miei zii, quando ero molto piccolo. 

E ho scoperto tempo fa che il Maestro di Malamocco, come lo aveva definito Oreste del Buono, era molto più che non solo il suo straordinario personaggio di Corto Maltese. E infatti adesso ce n'è la controprova: esce un inedito. È una storia, la prima parte di un più lungo ciclo che non venne poi fatto per varie ragioni delle quali dà conto il Magazine del Corriere della Sera, dedicate alla Tigre di Mompracem. Questo personaggio salgariano per me si che è straordinario. E la sua mitologia, il significato di Sandokan e dell'esotismo ottocentesco filtrato dalla lente dello straordinario cronista veronese, nel nostro Paese è fondante e per me seconda solo a quella di Pinocchio.

Sandokan

Una piccola nota sul Sandokan prattiano che vale cercare l'albo, secondo me. Parla Alfredo Castelli: «Pratt è stato il primo a dare a Sandokan la faccia di Sandokan. Sandokan era sempre stato ritratto come un indiano vagamente occidentalizzato (con la consacrazione finale in tv con Kabir Bedi). Ma Sandokan non era indiano, era malese e Pratt così lo disegna, con i tratti e l’acconciatura di un principe malese. Dare a Sandokan connotati indoeuropei era una scelta tranquillizzante per i lettori di questa parte del mondo. Mentre dargli, come era filologicamente esatto, i suoi tratti malesi, estremamente orientali, ne faceva, agli occhi di quegli stessi lettori, una figura tutt’altro che tranquillizzante, anzi decisamente inquietante».

Commenti

Scrivi un commento