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Erano geni, ma di vivaio e di batteria

L'IDEA MI STA affascinando profondamente: gli Stati Uniti sono l'unico paese al mondo che abbia un corso di laurea in scrittura creativa. Sono l'unico paese che abbia creato un'industria culturale sufficientemente strutturata e ricca da averne professionalizzato gli operatori, non solo editoriali ma anche creativi. Come è successo ad esempio nell'industria automobilistica, che forma a scuola ingegneri, meccanici, operai, certo, ma anche designer. 


Mark McGurl è rimasto parimenti affascinato da questo fenomeno e sostiene che non sia possibile interpretare la letteratura americana del secondo dopoguerra se non si studia anche il modo in cui i corsi di laurea in scrittura hanno affrontato l'argomento, hanno fatto avanzare la riflessione sui temi e i problemi anche pratici degli scrittori. Insomma, c'è il tema della formazione, della condivisione (fare outsourcing di alcuni momenti dell'attività di scrittore, discutere collaborativamente in classe del proprio lavoro) della "creatività sistematica". Potrebbe non solo nascere il bisogno di reinterpretare alcuni assunti del passato che diamo per scontati, ma si potrebbero anche illuminare quelli attuali con una nuova luce proveniente da una nuova angolazione (da dietro le spalle, direi).

McGurl, che insegna letteratura e cultura americana alla UCLA, ha affrontato tutti questi argomenti in un libro: The Program Era. Se il suo studio, che in buona sostanza offre un paradigma per reinterpretare tutta la letteratura americana del dopoguerra, regge la metà delle premesse, è un libro epocale. Mo' me lo compro e me lo leggo, poi tra un po' vi dico. Intanto, The Believer ne parla molto bene.

Money Quote:

In The Program Era, Mark McGurl offers a fundamental reinterpretation of postwar American fiction, asserting that it can be properly understood only in relation to the rise of mass higher education and the creative writing program. McGurl asks both how the patronage of the university has reorganized American literature and - even more important - how the increasing intimacy of writing and schooling can be brought to bear on a reading of this literature.

McGurl argues that far from occasioning a decline in the quality or interest of American writing, the rise of the creative writing program has instead generated a complex and evolving constellation of aesthetic problems that have been explored with energy and at times brilliance by authors ranging from Flannery O'Connor to Vladimir Nabokov, Philip Roth, Raymond Carver, Joyce Carol Oates, and Toni Morrison.

Through transformative readings of these and many other writers, The Program Era becomes a meditation on systematic creativity - an idea that until recently would have seemed a contradiction in terms, but which in our time has become central to cultural production both within and beyond the university.

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