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Internasìonalisation Il caso I’m Watch

METTI CHE SEI un imprenditore pieno di idee brillanti. Anzi, un imprenditore seriale. Allora ti metti in gioco, scommetti su te stesso, sui tuoi partner, sulle tue idee, sulla tua capacità di realizzarle. 

 

Ecco, un esempio del genere mi era venuto da una pubblicità che avevo trovato in rete. Dicevo a me stesso: ecco come fa la rete ad aiutare le multinazionali tascabili e le startup nostrane a muoversi nel mondo. Hai un'idea, il marchi dell'Italia (che tira un botto ovunque) e te la giochi alla grande

 

L'idea in questo caso si chiama I'm Watch, e coglie un cambiamento interessante nel mondo. Gli orologi stanno scomparendo come oggetti pratici e si stanno trasformando in oggetti di lusso, gioielli per uomo oltre che per donna, investimenti economici addirittura. Bene. Allora perché non usare la tecnologia per reinventarsi l'orologio "pratico" del ventunesimo secolo? L'idea è di farne un oggetto che si connette bluetooth con il telefono che sta in tasca e ci dà uno schermo secondario dove guardare la posta, controllare gli sms, magari parlare con il vivavoce. Ci sono già alcune idee simili, ma niente come questo I'm Watch, che parte con le vendite a gennaio.

 

Pensavo: che figata, solo il cielo sarà il loro limite. Mi sono venute in mente le grandi aziende che hanno fatto innovazione partendo da cose semplici. E mi sono esaltato ancora di più. Poi ho visto questi video e mi sono detto: ok, se ce la fanno (se ce la fanno), ce la fanno malgrado loro stessi. Cavolo! Ah, quello in video è il CEO dell'azienda. In una fiera con potenziali clienti e partner. Mamma mia…

 

Perché questa è la forza distruttiva della rete: ti fa vedere per quello che sei, il re è nudo, senza paramenti.